HOME > ESPERIENZE PASTORALI > IL TEOLOGO RATZINGER (GIACOMO BAROFFIO)

Il teologo Ratzinger

di Giacomo Baroffio

All'inizio degli anni '60 mi trovavo in Germania per studiare musicologia. Le prediche domenicali del rev. Robert Grosche nella chiesa di San Pantaleone avevano suscitato in me molta attenzione e curiosità, tanto che andai a sentire anche le sue lezioni di teologia. Un passo successivo fu la frequenza delle lezioni sistematiche di teologia liturgica e patristica di Karl Delahaye: egli mi aiutò a comprendere anche le lunghe celebrazioni liturgiche che a scadenze mensili avevo iniziato a frequentare nell’abbazia di Maria Laach. La conoscenza di don Divo Barsotti e la partecipazione alle liturgie scarne ed essenziali della Comunità di Settignano completarono l’inizio della mia formazione liturgica. Successivamente a Bonn ho potuto ascoltare Martin Noth sulla Storia d’Israele, Heinrich Schlier sulla Lettera ai Romani, Theodor Klauser sulla storia della liturgia. La curiosità ebbe un forte appagamento dalle lezioni del teologo Joseph Ratzinger che mi affascinò nelle lunghe esposizioni sulla filosofia della religione nell’Induismo. Tra l’altro, Ratzinger – e per motivi diversi Hans Küng – era uno dei pochissimi teologi di lingua tedesca che parlasse in modo comprensibile.
Negli anni successivi abbandonai lo studio della teologia a causa del disgusto suscitato in me dalla lettura di teologi che confondevano probabilmente la profondità del pensiero con l’astruseria delle argomentazioni verbali. Quando uscì di Moltmann la “Teologia della speranza” ho scritto un piccolo saggio (inedito) aggiungendo al titolo del libro una frase: “Speranza della teologia?”. Ne dubito sempre molto. Anche perché il libro di Moltmann mi pareva assai distante dal vigore appassionato – e chiaro! – di Ernst Bloch, che pure ho avuto la gioia di ascoltare in una conferenza singolare: non ho mai udito citare a memoria tanti passi di san Paolo in nessuna lezione e omelia in ambito cristiano. I teologi, ieri come oggi, m’incutono non timore, ma panico, perché mi sembrano essere piuttosto dei tecnologi che arzigogolano, si divertono in modo narcisistico con funamboli di parole vuote.
L’ultimo esame di teologia che ho sostenuto è stato quello tosto sul “De Deo Uno et Trino”. Il docente, un noto e stimato teologo di lingua tedesca, alla fine dell’esame sostenuto in latino, iniziò a conversare in tedesco del più e del meno. A un certo punto mi chiese: “Che cosa pensa del mio corso?”. “Caro professore, se al posto di Padre, Figlio e Spirito santo avesse detto x, y, z: sarebbe stato un magnifico corso di algebra. Tutto chiaro e distinto, ma D-I-O dov’è?”. Fui buttato fuori. E così si concluse il mio approccio alla teologia accademica.
            Questa lunga premessa spiega un po’ il clima di quegli anni, pieni di fermenti ed aspettative. Poco prima del Natale 1963, il prof. Ratzinger fece una conferenza pubblica all’Università di Bonn nell’aula magna gremita all’inverosimile. Da poche settimane era stata promulgata la Costituzione liturgica e il teologo bavarese era stato invitato a dare un resoconto sui lavori conciliari. Usò un linguaggio semplice come al solito, ma anche un poco scanzonato e malizioso, soprattutto quando affermò che i “padrini” (Väterchen) erano stati a loro insaputa un provvidenziale strumento dello Spirito santo. Sì, perché la maggior parte di essi pensava alla liturgia come ad un prontuario di regole rituali, mentre il Concilio aveva varato un documento che riconosceva alla liturgia un luogo preminente nella vita della Chiesa. “D’ora in poi – ha affermato il prof. Ratzinger – non soltanto la liturgia cambia, ma attraverso la nuova ottica liturgica si rinnova l’immagine della Chiesa, la coscienza della centralità della Parola di Dio etc. etc.”. Insomma i padrini con la Sacrosanctum Concilium avevano ipotecato in modo positivo e innovativo tutto il lavoro successivo del vaticano II. A simili conclusioni giungerà per vie indipendenti anche l’italiano Giuseppe Dossetti. È illuminante ancora oggi il suo giudizio sulla Sacrosanctum Concilium e sulle relazioni di questo testo con la Lumen gentium.
            La centralità della liturgia nella vita della Chiesa è affermata ancora oggi da papa Benedetto XVI nella breve premessa al I volume della pubblicazione di tutti i suoi scritti anteriori al papato.1 Negli ultimi decenni ci sono state reazioni critiche di alcuni liturgisti al pensiero del professore e poi cardinale Ratzinger.2 Al di là di una diversa sensibilità culturale e di una legittima differenza di opinioni e di accentuazioni su molte questioni, da non-teologo ho l’impressione che un aspetto poco valutato è un fatto semplice: il prof. Ratzinger non è un liturgista e il suo approccio all’universo liturgico può spiazzare gli addetti specialisti perché utilizza altre categorie mentali, vive un approccio decisamente diverso.
            A questo punto si possono prendere due posizioni: 1) ciascuno intervenga soltanto nel campo di sua stretta competenza; oppure 2) ciascuno parli quando crede di poter dire qualcosa. Il primo pensiero guida le varie caste che pullulano in ogni disciplina, anche nella teologia. Il secondo orientamento ha come promotore in ambito cristiano san Benedetto. Nella Regola dice chiaramente che nel discutere problemi gravi, si ascoltino tutti i fratelli, anche l’ultimo arrivato: proprio a questo fanalino di coda D-i-o potrebbe ispirare la soluzione giusta. Parole audaci che riflettono un’esperienza sociale comune: i competenti hanno una lunga esperienza a proprio favore, ma possono essere limitati dall’abitudine di pensare e agire in maniera ormai “definitivamente collaudata ed acquisita”. L’ultimo arrivato non conosce gli aspetti tecnici e tante altre cose importanti, ma ha un vantaggio eccezionale: non è condizionato da pregiudizi e convinzioni personali, tanto individuali che talora non possono più essere d’utilità per nessuno.
            Il prof. Ratzinger affronta la liturgia da teologo, scomponendone i vari aspetti, analizzando in modo rigoroso gli elementi in gioco. Per fortuna sua e nostra, tutto questo lavoro intellettuale – su cui è possibile/doveroso discutere serenamente – è supportato dall’esperienza personale che vive la liturgia come un aspetto importante e intrinseco alla propria esistenza. Come teologo e membro sempre più autorevole della compagine magisteriale della Chiesa, Joseph Ratzinger ha autorità per intervenire anche nelle problematiche della liturgia. Gli altri conoscono i suoi limiti. Lui stesso dovrebbe riconoscerli e lasciare che serenamente le sue opinioni siano messe in discussione. Nessuno, penso, vuole interferire nella sua vita spirituale e nel suo modo di vivere la liturgia. A tutti però è lecito porsi delle domande sul suo pensiero teologico-liturgico.3 Cosa che la pubblicazione di Theologie der Liturgie senz’altro favorisce per la comune crescita nella Chiesa.


1 Joseph Ratzinger, Theologie der Liturgie. Die sakramentale Begründung christlicher Existenz, Freiburg, Herder 2008, 5-8: 5-6 (Joseph Ratzinger Gesammelte Schiften 11).

2 Tra le critiche corpose e sostanziali al pensiero liturgico ratzingeriano, emerge quella del monaco lacense Angelus Häussling a cui J. Ratzinger nel 2000 ha risposto in modo parziale e un po’ sbrigativo, forse anche a causa del diverso genere letterario dei due interventi. Cfr. Ratzinger, Theologie der Liturgie, 83-84 (= Introduzione allo spirito della liturgia, Cinisello Balsamo, San Paolo 2001, 77-79; Angelus Häussling, Der Geist der Liturgie. Zu Joseph Ratzingers gleichnamiger Publikation, “Archiv für Liturgiewissenschaft” 43-44, 2001-2002, 362-395.

3 Un aspetto non secondario che pone degli interrogativi è la “formazione liturgica” di J. R. Non è che sia strettamente necessario lo studio di determinate opere – e non è escluso che non l’abbia fatto –, ma lascia perlomeno perplessi il fatto che nell’indice dei nomi e nella breve bibliografia relativa a una parte dell’opera, non compaiono autori come Cipriano Vagaggini (Il senso teologico della liturgia), Gregory Dix (The Shape of the Liturgy) ... Forse sta proprio in questo aspetto, cioè in una lacuna della formazione accademica liturgica, l’origine/causa di eventuali squilibri o falle nel pensiero liturgico ratzingeriano.

 

 
 

Statusecclesiae.net